NUOVA TEORIA DI MUSICA
RICAVATA DALL'ODIERNA PRATICA
OSSIA
METODO SICURO E FACILE IN PRATICA
PER BEN APPRENDERE LA MUSICA
A CUI SI FANNO PRECEDERE
VARIE NOTIZIE STORICO-MUSICALI
OPERA
DI CARLO GERVASONI
MILANESE
ANZIANO DELLA SEZIONE MUSICALE
NELLA CLASSE DELLE BELLE ARTI
DELLA SOCIETA' ITALIANA DI SCIENZE, LETTERE
ED ARTI.
PARMA
DALLA STAMPERIA BLANCHON MDCCCXII
[341] [1]CAPO
IV.
Corollario di Regole ed Osservazioni
sopra la Teoria e la Pratica del Canto.
Abbench nella mia Scuola della Musica io abbia gi
dato per esteso le lezioni della musica vocale ond'apprenderla interamente e
distintamente in qualsivoglia
delle sue quattro parti, in Soprano cio, in Contralto,
in Tenore ed in Basso; mi persuado tuttavia che
quelle regole ed osservazioni, che ora qui allo stesso scopo aggiugner, utili
ancora riusciranno ad assicurare maggiormente un tale esercizio, a togliere
alcuni abusi, che in oggi purtroppo si scorgono introdotti nella esecuzione del
canto, ed a rendere cosi a un tempo stesso i cantanti medesimi sempre pi
perfetti nell'arte loro.
Tali e tante sono, a dir vero, le doti che si ricercano per la felice
riuscita nella esecuzione della musica vocale, che non dobbiamo in conto alcuno
maravigliarsi per lo scarso numero degli eccellenti cantanti. Fa d'uopo in
primo luogo d'avere dalla natura sortito una pronunzia atta al canto, non che
una voce chiara, piacevole, uguale e giustamente accordevole coi suoni [342]
armonici; ed in secondo luogo si ricerca una sufficiente capacit intellettuale
di ben conoscere ed apprendere con ragione e fondamento tutto ci che ha
rapporto ad un tale esercizio, come lo sono i musicali caratteri, il solfeggio
e quegli altri oggetti di canto, de' quali tutti ho dato della suddetta Scuola
una distinta e ragionata spiegazione.
Presupposte adunque le doti di natura e la buona intelligenza de' primi
musicali elementi in coloro che voglion dedicarsi al canto, conviene
primieramente esercitarsi a portare la voce dall'uno all'altro termine
dell'ottava diatonica, ascendendo e discendendo per gradi congiunti, colla
giusta applicazione delle sillabe del solfeggio proprie ai diversi suoni.
Questi in primo luogo dovranno essere indicati con note per ciascheduno d'una
battuta, replicando l'ottava per discendere; ed in appresso colla divisione del
valor delle note per met, voglio dire, dopo le semibrevi la stessa serie per
minime, quindi per semiminime, per crome e per semicrome; di modoch nella
prima serie si avranno sedici note in sedici battute, e nell'ultima serie
sedici note in una sola battuta.
Nella esecuzione di queste variate serie, o per meglio dire di questa scala
naturale diversamente figurata, fa d'uopo attenersi ed uno stesso grado di
movimento, il quale dovr essere [343] piuttosto moderato, affinch si possa
chiaramente e distintamente rilevare ciascun tempo della misura e l'espressione
delle sillabe, segnata mente nel maggiore sminuzzamento delle note. In tale
scala si dovranno rimarcare gl'intervalli de' tuoni interi ed il luogo preciso
de' due semituoni dell'ottava: essa in oltre si dovr eseguire ancora in tutte
quelle ottave nelle quali si estende la propria voce. In simil guisa meglio si
accostumer il principiante dell'opportuno rapporto de' varj suoni della serie
diatonica, e tanto eziandio per l'intonazione, che per la maggiore o minore
durata de' suoni medesimi.
Allorch lo stadioso sia in istato di ben intonare e con intelligenza le
suddetta scala, deve esercitarsi ne' salti di terza, quarta, quinta, sesta,
settima ed ottava, de' quali appunto ho dato una sufficiente nozione, cogli
opportuni esempi in nota, nelle lezioni di canto della citata mia Scuola
della Musica. Colla buona intelligenza poi del qui sopra esposto
metodo teorico si giugner facilmente a ben ragionare sopra la pratica de'
suddetti salti ed a fare eziandio sopra de' medesimi le necessarie distinzioni.
Per esso in fatti si conoscer che della progressione naturale de' salti di
terza, sebbene formino questi ognora buone consonanze, pure non si possono
avere continuamente gli stessi intervalli, ma [344] questi bens ora maggiori,
ed ora' minori, secondo, cio, che risultano dall' ordine stabilito ne' suoni
diatonici; onde ne avviene che il salto da do a mi
di terza maggiore, che comprende due tuoni, ossia cinque mezze voci
inclusivamente; che quello di re a fa
di terza minore, e non comprende perci che un tuono e mezzo, ossia quattro
mezze voci ecc. Si conoscer ne' salti di quarta, che quello solo eccettuato
che si forma colla quarta nota del tuono e colla nota sensibile (il quale in
ordine alla serie diatonica non pu essere giammai di quarta giusta, ma bens
di quarta accresciuta, ossia tritono, e che perci riesce intervallo
dissonante), tutti gli altri formano altrettante consonanze perfette di quarta
giusta, ciascuna delle quali comprende dei mezze voci. Colla scorta del
suddetto metodo in somma si conoscer pure minutamente tutto ci che a riguardo
degli altri pi variati salti fa d'uopo avvertire.
Quando si sappia ben intonare tutti gl'indicati salti, conviene ragionar di
proposito sopra la combinazione ed il valore delle diverse musicali note e dei
diversi tempi d'aspetto con cui si formano le misure, ossiano le battute della
musica e le parti aliquote in esse contenute, non che sopra le diverse
alterazioni de' suoni prodotte dagli accidenti di diesis o
di bimolle, a norma di quanto gi ho indicato nella distinzione
[345] de' caratteri musicali nella suddetta mia Scuola della Musica,
ed indi passare al solfeggio. Questo dovr essere ordinato primieramente nel
tuono maggiore naturale, e con una melodia chiara ed espressiva e mai sempre
adattata alla propria capacit.
Giunto lo studioso per via d'un esercizio continuato di buoni solfeggi ad
una certa franchezza d'intonazione nel tuono maggiore naturale, non che a
distribuire perfettamente le varie note nella misura, ed a rilevarne la propria
e conveniente espressione, dovr esercitarsi nella scala cromatica, dividendo i
tuoni interi nell'ascendere col mezzo dei diesis, e nel
discendere col mezzo de' bimolli, onde rilevare in tal
serie di canto la pi minuta divisione di tutti i suoni del nostro musicale
sistema. Dopo la buona pratica d'una siffatta scala semitonata conviene
esercitarsi nel tuono minore naturale, e quindi gradatamente negli altri tuoni
maggiori e minori trasportati. A questo preciso scopo per giover moltissimo
accostumarsi colla esecuzione d'uno istesso solfeggio in diversi tuoni: quello
cio del tuono maggiore naturale eseguirlo altres negli altri tuoni maggiori
trasportati, e parimente quello del tuono minore naturale, negli altri tuoni
minori trasportati; per cui il modello dovr essere in tal guisa costrutto da
potersi comodamente trasportare ne' diversi tuoni [346] senza passare al di l
dell' estensione delle corde proprie all' umana voce[2].
Nell'opportuno trasporto de' suddetti tuoni si dovr rimarcare inoltre la
proporzione e la convenienza degl'intervalli e la maniera con cui tanto il
tuono maggiore naturale, quanto il suo tuono minore derivato, senza scostarsi
dalle loro propriet, si possano questi due tuoni stabilire sopra qualunque
altro suono fondamentale del sistema per mezzo degli accidenti di diesis,
o di bimolle. Soprattutto fa di mestieri riflettere in
simile esercizio ai diversi semituoni che in esso non di rado s'incontrano, e
distinguere quelli che appartengono alla serie del tuono che si aggira, non
meno che quelli che si trovano introdotti per variare la modulazione
dell'armonia, o per una maggior grazia della melodia. Nel primo caso sono essi
mai sempre semituoni maggiori; nel secondo caso possono essere indistintamente
semituoni maggiori, o minori, giusta il dato movimento dell'armonia, o la
condotta della cantilena, o le note di supposizione a cui sovente vanno
accompagnati.
Se queste cose fossero ben intese e ben meditate da tutti i maestri di
canto, ed opportunamente se ne valessero nell' istruire i loro [347] allievi,
ne ridonderebbe certamente un notabile vantaggio all'arte. Ma pur troppo in
oggi da molti di essi non solo si trascurano queste utili cognizioni teoriche,
ma altre piuttosto se ne abbracciano di notabile pregiudizio alla pratica;
siccome l'uso improprio di que' maestri che in ciascun solfeggio suggeriscono
ognora allo scolare colla propria voce, o con un dato strumento, tutti gl'
intervalli ch'egli deve intonare. Questo metodo in oggi grandemente in uso egli
a dir vero assai nocivo al pronto avanzamento dell' allievo; giacch questi
in tal guisa non si accostuma all'intonazione dei diversi intervalli, che pel
solo uso dell' orecchio, e non mai a rinvenirli da per s con giusto e sodo
fondamento. Io per altro non dir che il maestro non faccia bene a cantare
d'una volta all'altra collo scolare qualche passo insieme, onde tenerlo sicuro
nella giusta intonazione; ma biasimo quel canto continuo dal principio al fine
del solfeggio, mentre lo scolare, quando sia teoricamente e praticamente
istrutto ne' musicali caratteri, nella maniera di esprimere la successione
diatonica, la successione cromatica e qualsivoglia alto, deve intonare da per
s il suo solfeggio con buona intelligenza e franchezza.
Chiunque pertanto ben possiede il solfeggio, conosce gi ed eseguisce nel
suo giusto rapporto ogni intervallo da cui dipende la perfetta
intona[348]zione, e rende a un tempo istesso i diversi suoni con una precisa
distribuzione della misura, per cui ne risulta la maggior esattezza nel tempo;
dopo di ci, d'altro egli non abbisogna per addivenire perfetto esecutore di
qualsivoglia pezzo di musica vocale, che d'accostumarsi ad una giusta
distribuzione delle note sopra le diverse parole che debbono esprimersi unitamente
al canto: conoscere a fondo il significato delle parole medesime, e queste
farle intendere colla maggior possibile chiarezza: sapere come e quando si
debba prender fiato: ben osservare il portamento di voce, non che la gradazione
del piano e del forte: accostumarsi in somma a cantare con anima e con vera
espressione, giusta gli avvertimenti che per tale interessante oggetto altrove
gi ho indicati[3].
Ma questa bella e pi perfetta maniera di canto fu per altro da alcuni anni
in qua, fra il vasto numero dei cantanti, assai poco conosciuta e praticata. Ed
infatti quanti di essi in oggi pure lei trovano, che per mancanza delle
necessarie cognizioni nella buona letteratura e [349] nella bella poesia, ben
poco o nulla comprendono di quello che eglino medesimi dicono nel canto e
quanti ancora, che per mancanza di studio nell'esatta pronunzia non lasciano
abbastanza intendere le parole della musica teatrale, e molto meno nella
ecclesiastica? Altri poi, persuasi forse che tutto il buon gusto del canto in
altro non consista se non nell'introdurre una quantit di appoggiature, di
gruppetti, di volatine e di que' variati gorgheggi, che pi riscuotono applausi
dall'incolto volgo, si sforzano mai sempre di prodigalizzare siffatti ornamenti
in qualunque passo loro torna in acconcio, copiandosi l'uno dall'altro cantante
ognora nella stessa forma; per cui in generale, trovandosi questi medesimi
ornamenti fuor di proposito impiegati, la vera espressione del sentimento viene
tolta di mezzo. Un canto veramente bello ed espressivo ammette ben di rado
maggiori ornamenti di quegli indicati dal valente compositore; n deve giammai
esser permesso all'esecutore di alterare in qualsivoglia tratto la sua parte
con passaggi inconcludenti.
A tutti i suddetti abusi nel canto introdotti, altronde per sappiamo che
li pone omai col massimo vigore il pi opportuno e conveniente riparo da varj
maestri di fino ed ottimo discernimento in tutto ci che riguarda quest' arte;
e come appunto attualmente si pratica nell' Isti[350]tuto musicale di Bergamo,
nel Conservatorio di Milano, nel nuovo Real Collegio di Napoli ed in altre
particolari scuole d'Italia, in cui si istruiscono gli allievi nella giusta e
vera maniera di sillabare, nella conoscenza della bella poesia, nella propria e
conveniente espressione d'ogni pi variato sentimento, nella maniera in somma
del vero canto spianato ed affettuoso. Dalle suddette scuole gi si raccolgono
i frutti i pi ubertosi; e l'Italia perci andr superba ben tosto d'un maggior
numero di eccellenti cantanti dell'uno e dell' altro sesso.
Il vero virtuoso e professore di canto egli quegli poi, il quale capace
di eseguire con facilit, con fondamento, con precisione, ed anche
all'improvviso, qualunque pezzo di qualsivoglia genere, o stile di musica, che
gli si presenti; ed impropriamente perci diconsi virtuosi coloro i quali non
sono in istato di cantar discretamente un'aria, o un qualche duetto, se tanto
non l'hanno prima lungamente studiato, od imparato mezzo a memoria. Finalmente
per essere chiamato vero perito di canto, non basta essere un semplice
esecutore di pratica, il quale in s pur anco riunisca varj doni di natura; ma
fa di mestieri eziandio conoscere la buona teoria che il canto medesimo
riguarda; questa rendersela famigliare, ed all'opportunit farne di essa una
giusta e conveniente applicazione.
[351] Oltre a queste generali osservazioni, ch'io ho fatto sopra la teoria
e la pratica del canto, altre ancora voglio qui aggiugnerne d'un mio caro amico
il sig. Giovanni Battista Vissei, intelligentissimo
nella scienza armonica, e dilettante di canto d' un merito assai distinto[4];
tanto pi, che quest'altre osservazioni, riguardando pi particolarmente la
verit dell' espressione, ed essendo inoltre ben pensate, ben ragionate e
chiaramente esposte, non possono che riuscire utilissime agli amatori della
bell'Arte.
[352]
Osservazioni sopra l'espressione del Canto
comunicatemi
dal virtuoso dilettante
in
una compitissima sua lettera
da
Chiavari 22 novembre 1811.
Eccole francamente quelle poche osservazioni che ora ho avuto luogo di fare
sul linguaggio musicale, trovandomi privo in questo momento di alcuni scritti,
in cui forse con miglior ordine aveva tentato di spargere queste ed altre mie
consimili idee, che sottometto interamente al di lei inappellabile giudizio.
Cantando ho impiegato tutto il mio studio a parlare la musica. Nelle mie
composizioni ho cercato d'imitare la natura e di prevenire coll'istrumentazione
il sentimento del poeta, secondarlo e seguitarlo dipingendo sempre con questo
linguaggio musicale la situazione vera dell' attore, e poco curandomi di
formare del periodo, pi aria, che cavatina, o recitativo, ma impiegando l'uno
e l'altra quando il sentimento lo esigeva; evitando ogni replica di parola, se
questa non accresceva forza al sentimento, e nulla curandomi poi, che sieno
comprese in un' aria pi dieci che cento misure. Mi sono dunque sempre figurato
sott'occhio la vera situazione dell' attore tanto per dipingere l'azio[353]ne,
quanto la declamazione, persuaso che la musica imitativa non che un grado di
declamazione pi elevato dell' ordinario, e riflettendo che l'addio d'un amante
assai diverso da quello d'un eroe, e d'un amico; facendo ben distinguere col
canto e con una pronunzia la pi esatta la vera forza della parola e del
sentimento, esprimendo con dolcezza: so perdonar le offese,
e con forza ma so punirle ancor, ed in maniera tale che
l'uditore resti sempre nell'illusione di credermi l'attore che rappresento, e
di non destarlo mai da questa illusione medesima: con passaggi non adattati
all'espressione non della parola, ma del periodo; senza di che non si ottengono
che de' pezzi di musica staccati, che destano l'uditore dall' illusione in cui deve
restare continuamente per interessarsi alle passioni o immagini che si vogliono
ispirargli.
I punti e le virgole sono stati pure un oggetto della mia attenzione, dopo
avere osservato che molti de' pi celebri compositori sono caduti in errore
avendoli trascurati. Ne citer uno del gran Cimarosa nel finale primo del
Matrimonio Secreto in cui fa cantare a Paolino: La cara mia sposa da capo
alle piante, e dopo aver messo un punto musicale terminando la
cantilena alla prima del tuono, e seguitata poi l'istrumentazione lo fa dire: mi
sembra tremante, oh povero me! Quando avrebbe dovuto scrivere: La
cara [354] mia sposa da capo alle piante mi sembra
tremante, oh povero me! Come pure ho procurato di far
cadere l'accento musicale sull'accento della parola in modo da non esser
costretto a pronunziare barbro invece di brbaro,
facendo cadere sul primo quarto in battere, o sul primo in alzare l'accento
della parola, ossia quella sillaba su cui necessario fermarsi per pronunziare
esattamente e secondo le regole della prosodia; cosa da tutti conosciuta, ma
trascurata da molti.
Ho evitato ancora d' interrompere cos a caso ne' pezzi concertati la
parola al compagno, o dirne altre, che dando un' espressione affatto contraria
colla medesima musica; o farlo cantare insieme al compagno, quando sarebbe in
vece necessario che ascoltasse ci che dice, per non rispondere senza averlo
potuto sentire cantando a duetto, e uscendo in somma fuori della natura e del
verosimile.
L'uso degli strumenti obbligati ho pure trovato utilissimo, ed ho cercato
d'adoperarlo in modo da non tirare a s tutta l'attenzione dell'uditore,
privandone la parola, che deve sempre essere l'oggetto principale del quadro.
Ma trasportato dalla mia passione per la musica io mi perdo a dir malamente
quello che ella pu dottamente inssegnarmi. Mi basta averle con questo provato
la mia intenzione di far ci che [355] posso per secondare le sue viste. Del
resto veggo benissimo che forse non fo che ripetere quello che ognuno sa; e lo
ripeto, perch vorrei che da niun maestro, o cantante, fosse mai dimenticato,
onde toglier di mezzo que' canti sfigurati, e quelle continue dissonanze, che
sono la moda del giorno, e che secondo me non dovrebbero essere impiegate, che
per iscuotere l'orecchio dell' uditore allorch una musica semplice e vera lo
esige, o a dir meglio, allorch il periodo del poeta e la situazione
dell'attore lo richiedono, come ho gi detto. Per questo oggetto sarebbe
utilissimo declamare con giusta espressione in prosa quello che poi con pi
elevata declamazione musicale si compone e si canta, e ci che pi importa
sentirlo prima, e sentirlo nel suo vero punto meditando la natura non solo, ma
la bella natura, e servendosi di passaggi brillanti ed eseguiti con eguale
accento, azione e tuono di voce nelle situazioni brillanti; e staccati e
rilevati nelle situazioni forti; e variarli cos in tutte le situazioni. Ma se
non si cerca che cantare e far de' passaggi, della bella musica, degli accordi
nuovi senza ragionarli prima e distinguere se sono nella situazione
dell'attore, ancorch sieno questi ben fatti, le opere tutte diventeranno
Accademie di musica, e fuggir via l'interesse. Ed infatti, se per esempio si
dovr esprimere la situazione di [356] Giulio Sabino
dividendosi per sempre dai figli e dalla sposa esclamando: Cari figli, un
altro amplesso, dammi, Sposa, un altro addio, bisogner
comporne e cantarne la musica come si pronunzierebbero queste parole nella
situazione medesima con voce e musica naturale, espressiva, non isforzata, non
alta, non isfigurata da passaggi indiscreti; e gridare poi, e ricercare i tuoni
pi aspri, e le dissonanze quando si vorr esprimere: ho cento larve
intorno, ho mille furie in sen; n interrompere con musica
istrumentale le situazioni, cio, come chi volesse servirsi di ritornello nella
situazione d'Achille allorch acceso con queste parole:
Chi sa: pensaci, Achille, ei te l'invola prorompe:
involarmi il mio tesoro! ah dov' quell' alma ardita? ha da togliermi la
vita chi puoi togliermi il mio ben. Come si potrebbe mai sospendere
con musica istrumentale questa impetuosa risposta? interrompere, o replicare
queste divine parole senza sminuirne tutte l' effetto? Eppure quante volte
abbiamo veduto sulla scena Adelina svenuta ai fianchi di Gualtieri,
che in vece di soccorrerla si contenta di cantare un lungo rondeau interrotto
da lunghi ritornelli? So bene che questa un' ottima situazione per cantare
un'aria; ma deve questa essere composta ed eseguita con tale agitazione e
verit, che dipingendo l'attore fuori di s medesimo attiri a lui tutta
l'attenzioue dell' udi[357]tore, e non gli dia luogo un momento solo a portare
lo sguardo sopra alcun altro oggetto. Quanti esempi uguali a quello si vedono
sulle scene! Ma bisogna confessarlo, sono pochi i poeti che conoscano le vere situazioni,
pochi i maestri che le ragionino. Si contentano la maggior parte di questi di
fare della buona musica, ben ricercata e che abbia della novit, ed i cantanti
di eseguire molti passaggi belli, o nuovi, e difficili, sovente copiati, ed
impiegati poi senza riflessione in qualunque situazione.
Bisogna anche dire con verit che la maggior parte de' cantanti dominando a
lor capriccio l'impresario, il poeta e il maestro ci presentano sovente sulle
scene dei mostri, e non delle opere belle architettate, seguitate e
interessanti. E voi, poeti e compositori italiani, che il vostro genio ha
elevato ad un s distinto grado d'ammirazione, ricusate di servire l'ignoranza
ed il capriccio. E voi, dottissimo Anziano, tonate colla vostra autorit contro
simili abusi, e compatite i miei qualunque sieno delirj ecc.
Gio: Battista Vissei
[1] I
numeri fra parentesi quadre, inseriti nel testo ripetono quelli delle pagine
dell'edizione originale
[2] Alcuni
di siffatti modelli di solfeggio se ne trovano ancora negli esempi della mia Scuola
della Musica.
[3] Per
una maggiore intelligenza nella pratica d'ogni precetto di canto, veggansi le
lezioni di soprano nella seconda parte della cit. mia Scuola della Musica; e
soprattutto si faccia attenta riflessione alla osservazione sopra l'esecuzione
del canto in generale a pag. 209. e segu. della stessa Scuola.
[4] Veggasi
Vissei Giovanni Battista nella Descrizione generale dei
virtuosi Filarmonici Italiani.