MAURO UBERTI


Stonati, provate a sdraiarvi
canterete come Pavarotti

Tuttoscienze, La Stampa, Torino, 26 maggio 1982


"Io non m’intendo di musica perché sono stonato". È questa un'affermazione che accade di udire con frequenza quando, in incontri occasionali, di musica si viene a parlare. Eppure delle tre affermazioni - che il nostro interlocutore non s’intende di musica, che è stonato e che questa è la causa della sua ignoranza - è valida soltanto la prima: che il signore non s'intende di musica. Se egli, infatti, si stendesse a terra e, supino, provasse a cantare, dopo un ragionevole numero di tentativi scoprirebbe che il dominio della sua voce andrebbe decisamente migliorando… anche se non per questo apparirebbero migliorate le sue conoscenze musicali.


È opinione comune che la capacità di cantare correttamente una melodia sia una dote di tipo artistico, non molto diversa, in fondo, da quella di saperla ideare. Si tratta invece di un'attitudine fisiologica, strettamente legata al comportamento respiratorio e che ha in comune con l’arte molto meno di quanto solitamente si creda. Per rendersi conto del meccanismo che vi sta alla base, si prosegua la lettura di queste righe ad alta voce ponendosi un dito sul pomo d'Adamo.

Si avvertirà facilmente che, nel corso di una frase - cioè di un respiro - il pomo d'Adamo (ciò che sporge all'esterno della nostra laringe) risale compiendo un'escursione piuttosto ampia. Ciò è dovuto al fatto che, nel corso di un'espirazione, i polmoni vengono spinti verso l’alto e, con essi, la trachea e la laringe. In questa risalita sta la spiegazione della stonazione.

Avevamo detto (La gola dell'uomo non è nata per cantare, Tuttoscienze, 17-11-1982) che la laringe è, anzitutto, la valvola esterna dei polmoni ed è costituita, da un sistema di occlusione, dato dalla contrazione attiva delle corde vocali e da uno di rinforzo, che incrementa la loro forza di chiusura. Semplificando molto le cose, si può dire che il sistema di chiusura, costituito dalla muscolatura interna della laringe, è quello che consente l'emissione delle note basse e medie, mentre quello di rinforzo, dato da un sistema a leva con muscolatura esterna, serve all'emissione di quelle acute.

Nel canto i due sistemi si integrano a vicenda, distribuendosi inoltre il compito della regolazione fine e di quella grossolana dell'altezza tonale della voce. I muscoli sternotiroidei - che ancorano la cartilagine tirolde allo sterno e che si possono facilmente palpare al di sopra di quest'osso, ai due lati della trachea, atteggiando uno sbadiglio - tendono a trattenere questa cartilagine - cioè il pomo d'Adamo che abbiamo palpato - mentre tutta la laringe risale nel corso dell’espirazione. In questo modo le corde vocali vengono stirate e portate all'incirca alla tensione necessaria per ottenere le note volute mentre la loro contrazione attiva permette la regolazione fine dell'altezza tonale.

Ma che c'entra, allora, la respirazione? Centra col fatto che la situazione descritta - quella in cui i polmoni, nel corso dell'espirazione, vengono spinti sufficientemente in alto — è soltanto quella ideale. Nella realtà le cose non vanno sempre così. Il comportamento meccanico del nostro sistema respiratorio è molto simile a quello di un tubetto di dentifricio. Sia in un caso che nell'altro c’è qualcosa da far risalire verso l’alto: nel primo caso, la pasta dentifricia, nel secondo la massa dei visceri che, strizzati dalla cintura muscolare addominale, dovrebbero, comprimere i polmoni a mo' di pistone. Il modo più logico di spremere il dentifricio sarebbe quello di schiacciare il tubetto alla base, tuttavia la maggior parte delle persone lo strizza a metà.

Qualcosa di simile accade nella respirazione. Il comportamento ideale sarebbe quello di dare inizio alla contrazione della parete muscolare addominale incominciando dal basso, ma molte persone incominciano la loro espirazione strizzandosi all'altezza della bocca dello stomaco. In questo modo la forza espiratoria si divide in due rami: uno discendente che, paradossalmente, fa rigonfiare l'addome e l'altro ascendente che, però, non è più sufficiente a far compiere ai polmoni la corsa necessaria perché facciano da servo-motore alla laringe.

Di qui l'incapacità di emettere le note desiderate. In posizione supina, invece, la forza di gravità lavora a nostro vantaggio scaricando sul diaframma il peso dei visceri e facendo compiere ai polmoni - e quindi alla laringe - l'escursione necessaria a intonare correttamente le melodie.


In posizione supina la forza di gravità lavora a nostro favore e, facendo scivolare i visceri come su un piano inclinato, ne scarica il peso sul diaframma. Questo lavoro svolge funzione di servo motore nei confronti della laringe e anche le persone stonate riescono a migliorare la propria intonazione