MAURO UBERTI


Come i cantanti romantici abbassando la laringe
scoprirono che la voce si faceva più oscura e potente

Sembrava uno sbadiglio,
era una nuova tecnica di canto

La Stampa, Tuttoscienze, Mercoledì 29 gennaio 1986


Fig. 1 Meccanismo del "passaggio"

Il cosiddetto "passaggio" al registro acuto viene ottenuto con l'inclinazione in avanti di uno degli elementi dello scheletro della laringe: la cartilagine tiroide (il "pomo d'Adamo"). Tale inclinazione determina lo stiramento delle corde vocali e la produzione delle note acute.

Legenda: A= cartilagine aritenoide; C= cartilagine cricoide; T= cartilagine tiroide; CV= corde vocali; Ml= azione dei muscoli ioidei; ST= azione dei muscoli sterno-tiroidei.

Sul n. 14 della Gazzetta Musicale di Milano dell'anno 1842, Alberto Mazzuccato, allora maestro di canto al Conservatorio di Milano, asseriva che il tenore Domenico Donzelli «nella sua sortita del Bravo [di Saverio Mercadante, dato in prima rappresentazione al Teatro alla Scala il 9 marzo 1839, n.d.r.], dove attacca: "Trascorso è un giorno eterno", non altrimenti interpretava che cosi: "Trascuorso è un giuoreno etereno"».

E più sotto: «"Par che un nemico Iddio m'abbia sul petto - Nell'ira sua questo pugnal cacciato", che egli precisamente verteva: "Por che un nemico iddiho, m'obbio sul pettmuo - nell'iro suo questo pugniuol cocciotmuo"».

Che cosa stava accadendo sulle scene del teatri lirici? Niente di così nuovo. Molto semplicemente il terribile critico non si era ancora arreso a una rivoluzione del canto, incominciata una dozzina d'anni prima e destinata ad affermarsi pressoché incondizionatamente fino ai giorni nostri.

Infatti, se facciamo la tara alla descrizione fonetica fornita dal Mazzuccato purgandola del sarcasmo che la segna, dobbiamo riconoscere che si tratta sostanzialmente del modo di cantare praticato ancora oggi da gran parte dei cantanti lirici, I quali alterano tutto il sistema vocalico spostandolo verso le vocali più scure /o/ ed /u/. Questa alterazione è ormai uno stereotipo culturale, universalmente accettato nell'ambito della musica colta occidentale.

Ma è possibile uscire dal generico e individuare meglio gli aspetti culturali e fisiologici di questa rivoluzione ottocentesca del gusto musicale? Certamente sì. Già nel 1783 il gesuita spagnolo Esteban de Arteaga, ne Le rivoluzioni del teatro musicale italiano, lamentava che "Dal Jumella [Niccolò Jommelli (1714 - 1774), n.d.r.] in qua si è multiplicato all'eccesso il numero del violini [e] si è dato luogo nell'orchestra a gli strumenti più numerosi Tra il fracasso dell'armonia qual è il cantore la cui voce possa spiccare?".

Fig. 2. Tecnica rinascimentale da camera

La laringe risale liberamente nel corso di ogni espirazione e l'inclinazione della cartilagine tiroide viene ottenuta prevalentemente per azione del muscoli ioidei.

I problemi della voce nel teatro d'opera del 1783 non erano dunque tanto di comprensibilità, come sarebbero poi stati per il Mazzuccato, quanto di potenza. Dai tempi della prima rappresentazione dell'Orfeo di Monteverdi (1607), avvenuta, secondo il de' Paoli, nella Galleria dei Fiumi del Palazzo Ducale di Mantova - le cui dimensioni possiamo constatare ancora oggi - e dai centocinquant'anni trascorsi dall'apertura dei teatri al pubblico pagante (Venezia, Teatro S. Cassiano, 1637), le condizioni ambientali per i cantanti erano cambiate assai.

Le esigenze estetiche di coloro che reclamavano dal canto il godimento dei virtuosismi fonetici dei librettisti dell'epoca dovevano essersi scontrate con le esigenze di botteghino degli impresari teatrali e, come spesso accade anche in arte, le leggi del mercato avevano vinto.

Gli spazi si erano ampliati e la aristocratica tecnica da camera, rispettosa di tutte le sfumature della parola e sdegnosa di ogni plateale sfoggio di potenza - quale appare dal trattati del tardo '500 - doveva aver mutuato qualche astuzia dalla tecnica dei cantanti che «sono dalla necessità stretti a cantar nelle chiese o nelle Capelle ove cantano i Cantori stipendiati» come aveva detto lo Zacconi nella Prattica di musica del 1592.

Fig. 3. Tecnica romantica da teatro

La laringe viene tenuta abbassata come in uno sbadiglio dissimulato e l'inclinazione della cartilagine tiroide viene ottenuta prevalentemente per azione dei muscoli sterno-tiroidei.

Nel 1774 il Mancini (che, al momento in cui pubblica le sue Riflessioni pratiche sul canto figurato, ha cinquantott'anni e ha l'aria di parlare di una tecnica ormai tradizionale) dichiara che «i buoni professori usano gran fatica nel piegare, o sia incanalare la lingua nel mezzo, acciò la voce non trovi nell'escire impedimento alcuno».

Dal punto di vista biomeccanico ciò comporta anche cantare con la cartilagine tiroide - il «pomo d'Adamo» - molto inclinata in avanti e, da quello fonetico, colorare alquanto di /o/ tutte le vocali. Praticata oggi, tale tecnica dimostra di ottenere un notevole guadagno in potenza rispetto a quella precedente, ma anche di non raggiungere i livelli acustici di quelle romantiche.

Del resto, come abbiamo visto, ancora dieci anni dopo l'Arteaga non pensava che le voci fossero troppo deboli, ma piuttosto che le orchestre suonassero troppo forte.

Verso il 1830, tuttavia, i fermenti del romanticismo si manifestarono anche nel modo di cantare e qualcuno (il Della Corte ritiene che fosse proprio Domenico Donzelli) scoprì che, abbassando la laringe come in uno sbadiglio dissimulato, la voce si faceva oscura, drammatica e potente. Fu una specie di rivoluzione copernicana sul triplice piano: fisiologico, fonetico e teatrale.

Dal punto di vista fisiologico significava sostituire nella produzione della voce il meccanismo di occlusione del serbatoio polmonare (cfr. La gola dell'uomo non è nata per cantare in Tuttoscienze n. 36 del 17/2/1982) con quello della massima ventilazione, come avviene appunto nello sbadiglio; da quello fonetico, adottare in un particolare settore della comunicazione verbale - quello del canto - un sistema vocalico profondamente diverso da quello usuale (cfr. Il canto è un accento straniero in Tuttoscienze n. 252 del 13/11/1985) e farlo entrare nella cultura come normale e accanto a quello della voce parlata; da quello teatrale, infine, significava creare personaggi vocali fantasticamente ingigantiti in quanto l'esperienza quotidiana ci insegna a riconoscere una corrispondenza, biunivoca fra le dimensioni del generatore di suono e il carattere del timbro.

Valgono, cioè, le corrispondenze: strumento grosso = timbro oscuro (contrabbasso) e strumento, piccolo = timbro chiaro (violino).