MAURO UBERTI

Caratteri della tecnica vocale in Italia
dalla lettera sul canto di Camillo Maffei
al trattato di Manuel Garçia

ASSOCIAZIONE CORALE GORIZIANA «C. A. SEGHIZZI» - GORIZIA

XV CONVEGNO EUROPEO SUL CANTO CORALE

LA SITUAZIONE ATTUALE DEGLI STUDI E DELLA RICERCA
SULLA TECNICA VOCALE E SULLA DIDATTICA DELLA VOCALITÀ
CON PARTICOLARE RIFERIMENTO AL CANTO CORALE

ATTI E DOCUMENTAZIONI - pp. 23-53

     I limiti dell'oggetto della presente relazione sono dettati dall'opportunità di non sconfinare dal minimo di omogeneità culturale, dato dall'unità linguistica e di rito religioso di un determinato paese - l'Italia - nell'ambito di documentazioni sufficientemente sicure. Come vedremo, infatti, la tecnica vocale, almeno in Italia e dalla seconda metà del XVI secolo fino ai tempi in cui Garçia scrive il suo trattato(1) non sembra subire molte variazioni. A partire da quest'epoca, invece, le tecniche vocali si moltiplicano, ma nessuno dei trattatisti avrà la capacità di osservazione del baritono spagnolo e, per trovare finalmente una descrizione di questa molteplicità e varietà, dovremo arrivare al laringologo francese Alexis Wicart che, nel 1931, descriverà, sia pure approssimativamente, dieci tecniche oltre a quella da lui definita «fisiologica»(2).
     Le documentazioni dirette sulla tecnica vocale sono rare in quanto il canto è stato ed è tradizionalmente insegnato per imitazione. Inoltre, poiché essere dotati di buona voce significa anzitutto essere dotati naturalmente di un buon coordinamento respiratorio, fonatorio ed articolatorio, una delle affermazioni più diffuse, che si trovano nei trattati è che, per cantare, non bisogna far niente di diverso da quanto faccia abitualmente per parlare. Conseguenza di ciò è che, almeno fino a Garçia - il quale si propone lo scopo scientifico di descrivere il meccanismo della «voix sombrée» in un'epoca nella quale sia l'anatomia che la fisiologia sono già alquanto avanzate(3) - non abbiamo descrizioni valide o complete sull'argomento. A Camillo Maffei (il suo «Discorso...»(4), che ho scelto come punto di partenza per questa descrizione, è del 1562), che pure era medico e scriveva con gli stessi intendimenti, per fare un lavoro altrettanto valido manca soprattutto il metodo scientifico e, benché già in possesso delle necessarie conoscenze anatomiche (il grande trattato del Vesalio(5), per esempio, è del 1543), ad eccezione di poche cose, tuttavia importanti, non riesce neppure a descrivere tutto quello che pure ha sotto gli occhi. Leonardo, che, ricordiamo, era morto nel 1519, aveva già visto, descritto e disegnato in fonetica molto di più(6), Tuttavia non è il caso di accanirsi contro il povero Maffei dal momento che una descrizione sistematica delle tecniche vocali romantiche e post-romantiche, che abbia contemporaneamente valore musicologico e fisiologico, è ancora oggi tutta da fare.
     Chi si proponga di ricostruire le tecniche vocali dei tempi passati si trova nella condizione del paleontologo che tenta di ricostruire un intero animale da un frammento d'osso ritrovato: deve cioè integrare sulla base delle sue conoscenze tutto ciò che gli manca. Nel caso delle tecniche vocali le documentazioni superstiti sono: